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Il futuro della Formazione

02 August 2004
Per parlare di futuro della Formazione è forse il caso di partire dal passato.


Immaginiamo per un istante di ricevere la visita a casa di un nostro antenato, una persona vissuta nel Settecento… molte cose lo colpiranno se non stupiranno: la luce si “accende” con un interruttore (invece di usare candele e stoppini), l’acqua esce da strani tubi (non si va più in cortile con un secchio), uno strano mobile – il frigorifero - conserva gli alimenti al freddo (senza più bisogno di usare ghiaccio e cantine), da una scatola – la radio - esce la musica (senza più bisogno di chiamare gli artisti), con un’altra piccola scatola – il cellulare – è possibile parlare dal vivo con altre persone (senza scrivere lettere o affidare la missiva ad altre persone o… piccioni!).

In strada poi il nostro fantomatico antenato potrà vedere altre scatole, queste decisamente più grandi, utilizzate per gli spostamenti delle persone (dove sono finite le carrozze e i cavalli?).

Senz’altro si può dire che il mondo è profondamente cambiato negli ultimi 2-3 secoli, molto più di quanto era avvenuto nei 10-15 secoli precedenti.

Solo in un posto il nostro antenato forse si troverebbe a suo agio: a scuola! Qui apparentemente poco è cambiato: il docente da una parte, i banchi, la lavagna, gli allievi dall’altra; non si usano più la bacchetta e i brutti voti per stimolare l’apprendimento, però si continua a leggere e studiare i libri, a sottolineare, a imparare a memoria…

Ho usato il termine “apparentemente”: pur in presenza di un contesto scolastico sostanzialmente simile a quello del passato, la presenza di nuovo scenari, soprattutto tecnologici, hanno in realtà cambiato profondamente le regole del gioco.

Basti pensare alla disponibilità di informazioni via Internet: una volta tutto lo scibile era racchiuso nei 700.000 “papiri” (libri) della Biblioteca di Alessandria, adesso la produzione di libri, dei quali molti messi a disposizione sulla Rete, è di circa 1000 unità al giorno!

Se a questo dato aggiungiamo l’informazione che, coi ritmi attuali, ogni 3 anni raddoppia complessivamente la conoscenza nel mondo, si può ben intuire come l’epoca in cui ci troviamo a vivere è caratterizzato da una enorme mole di informazioni perennemente e facilmente a disposizione.

Però… tutte queste informazioni, la disponibilità di così tanti dati, costituiscono un valore?

In senso generale no, anzi la sensazione che può facilmente sommergerci è quella di una esagerazione, di un eccesso di informazione: da qui l’importanza dell’adozione di modelli che ci consentano di scegliere quello che ci serve nel momento in cui ci serve.

L’apprendimento deve diventare un processo di continuo investimento personale al fine di rimanere aggiornati e “interessanti” per il mondo lavorativo: per ottenere ciò i nuovo paradigmi della Formazione debbono rendere possibile trasformare il quotidiano, far diventare vari momenti della giornata occasioni per imparare, aggiornarsi, migliorare.

E ciò senza stress… una delle parole d’ordine del futuro è “edutainment”, modalità che permette di passare dall’attuale “imparare perché bisogna farlo” all’“imparare divertendosi” (ed è già un bel passo avanti!) per arrivare al “divertirsi imparando”.

Come detto sopra, tutto ciò può essere raggiunto col supporto di nuove metodologie e l’adozione di nuove tecnologie.

Per passare dalla fase “imparare perché bisogna farlo” alla fase “imparare divertendosi” i paradigmi utilizzabili sono quello dell’eLearning, nella sua accezione più “nobile”, e quello delle Community.

Cosa intendo per accezione “nobile” del’eLearning? Mi riferisco alla modalità di apprendimento in cui la cosiddetta Formazione A Distanza (FAD) viene coniugata comunque con momenti formativi “frontali”, cioè in aula, tradizionali: solo con una opportuna miscela (il “blended learning o formazione mista) di aula e FAD è possibile creare scenari in cui da una parte il docente non è più l’unico punto di riferimento, bensì diventa un “facilitatore”, dall’altra il coinvolgimento e il senso di appartenenza riducono drasticamente il fenomeno, comunque purtroppo da mettere in conto, dell’abbandono, dell’interruzione di partecipazione ai processi formativi basati solo sulla FAD.

Il paradigma della Community, che trova la sua massima applicazione nel cosiddetto “modello Academy”, rinforza il concetto di partecipazione e contributi di tutti: non contano più solo le relazione tra docente e studente, bensì anche quelle tra studenti, con flussi di informazioni e comunicazione che trovano grandi sbocchi e nuove possibilità.

Nel modello Academy, reso disponibile tramite un sapiente uso della tecnologia che costituisce elemento abilitante e un cosiddetto “Portale della Conoscenza”, vicino alla presenza di numerosi strumenti di Community (FAQ o Frequently Asked Question, Forum, chat, newsletter, bacheche, “esperto risponde”, weblog, instant messaging), tutti strumenti opportunamente pensati appunto per gruppi di persone/studenti caratterizzati da vicinanza i interessi, capacità e obiettivi (con possibilità quindi di Comunità di apprendimento, di pratica e professionali), è possibile prevedere spazi redazionali e ambienti di gestione della conoscenza (knowledge Management).

Quale è l’importanza di tali ambienti? Di rispondere al quesito che ponevo sopra circa l’utilità di tutte queste informazioni costantemente disponibili e prepotentemente in aumento: il lavoro delle redazioni e la presenza di database di informazioni opportunamente selezionate e sapientemente gestite nel tempo (nel senso di presenza solo di un opportuno sottoinsieme di quelle che sarebbero tutte i dati disponibili su un certo argomento), aiutano in modo notevole nello scegliere ciò che serve nel momento in cui serve.

Ma la promessa insita nel futuro della Formazione non si ferma qui: ho parlato prima di una nuova fase, del passaggio dallo scenario “imparare divertendosi” a quello del “divertirsi imparando”… il tema è lungo e affascinante, però, sia perché queste mie riflessioni hanno già raggiunto una lunghezza che forse fare “mugugnare” il redattore Web, sia perché come diceva sempre la mia insegnate al Ginnasio “Filippo, più scrivi e più aumenta la possibilità che tu faccia errori o scriva “corbellerie”, sia perché affronterò il tema in modo approfondito in un successivo articolo (altro concetto tipico degli scrittori di romanzi: lasciare un minimo di “acquolina in bocca” per l’opera successiva…), mi limiterò solo ad alcuni cenni.

Avete presente i giochi per PlayStation, Nintendo, XboX? Bene, cosa ci impedisce di progettare nuovi percorsi di apprendimento, nuovi “learning object” in cui la metafora è quella di assegnare un obiettivo mettendo a disposizione del giocatore/discente una serie di strumenti, funzioni, abilità che possono crescere nel tempo (come avviene ad esempio negli “adventure game”)?

Esempi in tal senso sono già sotto i nostri occhi… si pensi ad esempio al famoso, e direi ormai “datato”, gioco del Flight Simulator: nato appunto per gioco, nelle sue versioni più evolute è utilizzato dall’Aereonautica Militare Americana per addestrare i futuri piloti di caccia (prima di rischiare la loro vita e un apparecchio che costa oltre 50 milioni di dollari!).

Il paradigma della “simulazione”, unito al concetto di “gioco”, insieme alle nuove grandi opportunità tecnologiche, quali il Mobile Learning su cellulare o palmare, la Web TV, la TV digitale interattiva non possono che farmi concludere affermando che nella Formazione ci aspetta un grande futuro… anche divertente!