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Formazione a distanza degli insegnanti in un’area rurale del Kenya

29 Febbraio 2008
La globalizzazione ha intensificato e delocalizzato le relazioni sociali a livello mondiale, ha collegato “località tra loro distanti facendo sì che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa” […] “La trasformazione locale è una componente della globalizzazione perché rappresenta l’estensione laterale delle connessioni sociali nel tempo e nello spazio” (Giddens, 1990).
I cambiamenti rivoluzionari avvenuti nell’ambito della tecnologia informatica e il connesso fenomeno del divario digitale costituiscono aspetti importanti di questo progetto, all’interno del quale si guarda al divario digitale da un punto di vista periferico, ponendolo in relazione con quei paesi sviluppati in cui tale rivoluzione è stata già da tempo avviata. L’Africa e il Kenya rappresentano un contesto locale in fase di trasformazione e da tale prospettiva si è guardato alla penetrazione delle nuove tecnologie, parte integrante del processo di globalizzazione.

In Africa la situazione riguardante il divario digitale (o digital divide) e le differenze sociali legate all’accesso e all’uso delle tecnologie dell’informazione, insieme al ritardo nell’implementazione delle infrastrutture necessarie per garantirne la disponibilità e l’uso, sono ancora inadeguate. Il processo di globalizzazione sta contribuendo, tuttavia, a una crescente diffusione delle nuove tecnologie nel continente africano. La popolazione, tuttavia, non dovrebbe solo essere in grado di utilizzare tali strumenti ma anche di divulgarli, gestirli e regolarli. Questo è importante perché le ICT producono effetti significativi sulle pratiche comunitarie e sulla cultura locale.

L’articolo illustra un progetto pilota di formazione a distanza per insegnanti, svolto nella località di Gwassi, una zona rurale del Kenya. Si è cominciato con l’elaborazione di un quadro d’insieme del contesto locale e nazionale per poi procedere a una valutazione del processo attraverso il quale la cultura svolge un ruolo da intermediario fra individuo e tecnologia. Attraverso un’analisi della situazione locale, la ricerca illustra le procedure utilizzate dai coordinatori del progetto.
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Dossier di elearningeuropa.info - Formazione e lavoro: in che modo le TIC modificano il nostro processo di apprendimento sul lavoro?

07 Marzo 2006
Vi presentiamo il primo numero di “Elearningeuropa.info Dossiers”, un volume speciale che raccoglie articoli significativi già pubblicati nel portale. Ogni dossier verterà su un settore chiave dell'e-learning e conterrà le opinioni degli esperti nonché l'invito ai lettori di proporre commenti e partecipare ai dibattiti.

Aspettiamo dunque di sentire la vostra voce. Intanto, buona lettura!
Aspettiamo dunque di sentire la vostra voce. Intanto, buona lettura!Le organizzazioni aziendali si trovano ad affrontare sfide sempre nuove dovute al rapido sviluppo della tecnologia, alla crescente quantità di informazioni, alla globalizzazione e alla domanda di un maggiore orientamento al cliente.

La collaborazione e l'interazione rappresentano aspetti chiave per il buon funzionamento di un'organizzazione. Le TIC (Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione) producono continuamente nuovi strumenti volti a snellire e accelerare la comunicazione e la trasmissione dei dati. Le pratiche di lavoro e i mezzi per realizzarle stanno cambiando con grande rapidità e il miglior supporto che si possa offrire ai privati e alle organizzazioni è costituito da un servizio di formazione permanente.

La formazione sul lavoro, letta in genere come apprendimento di mansioni da svolgere, si traduce invece in azione, nella quale lavoro e apprendimento rappresentano le facce di una stessa medaglia. Allo stato attuale, considerata la velocità con cui si evolvono le pratiche di lavoro, si può tranquillamente affermare che la domanda di formazione sul lavoro è continua e si estende per tutta la durata della vita professionale. I metodi e gli strumenti di e-learning sono stati adottati a questo scopo in molte società.

Sull'argomento abbiamo raccolto alcuni articoli pubblicati in precedenza nel portale elearningeuropa.info e riguardanti studi di casi e opinioni più generali sull'impiego dell'e-learning nella formazione professionale.

Competenze delle TIC
Pekka Tenhonen, della Åbo Akademi University, analizza nel suo articolo le opinioni dei datori di lavoro europei sulle competenze TIC dei laureati. Gli intervistati si dichiarano in genere soddisfatti riguardo alle competenze TIC maggiormente utilizzate nel contesto lavorativo: editing dei testi, fogli elettronici, posta elettronica e Internet. Dall'indagine sono emersi dati variabili sull'uso dell'e-learning in base alle dimensioni delle società considerate; i risultati mostrano un utilizzo dell'e-learning più sostanziale nelle grandi società rispetto a quelle piccole e pertanto i laureati già forniti di tali competenze risultano a tale riguardo avvantaggiati. Per leggere l'intero articolo: European Employers are Satisfied with Graduates’ ICT Skills (en, fi, sv).

Piattaforme di e-Learning
Sergio Vásquez Bronfman, professore dell'ESCP-EAP (European School of Management), descrive il programma di e-learning di una delle maggiori banche spagnole, La Caixa. Il programma di formazione Virtaula è stato avviato nel 2000 per addestrare i nuovi dipendenti. Tuttavia, l'efficace implementazione e i risultati positivi registrati testimoniano una tendenza all'ampliamento del target dei destinatari e allo sviluppo degli strumenti di formazione. Per leggere l'intero articolo: Virtaula Caixa Case Study (de, es, en, fr, it).

PMI
John Munro, dell'Università di Sterling, descrive uno studio di casi che mostra l'implementazione di e-learning in uno scenario di lavoro all'interno di una media impresa di prodotti meccanici con sede nella Scozia centrale. Uno degli obiettivi di questa iniziativa era quello di sviluppare un interesse nell'istruzione e la formazione lungo tutto l'arco della vita. Dai risultati, tuttavia, sono emersi alcuni problemi comuni, l'impegno oneroso in termini di tempo e la pressione nel carico di lavoro tra gli altri, sebbene il fattore formazione sia considerato di grande importanza. Per leggere l'intero articolo: The Experience of a Work Based Learning Project Using e-Learning (en).

Società della conoscenza
Richard Straub, direttore delle soluzioni e-learning per IBM Europe, sostiene con decisione che l'e-learning “è uno strumento efficace e redditizio per favorire lo sviluppo della forza lavoro”. L'e-learning, pertanto, può rivestire un ruolo importante nella costruzione della società della conoscenza e costituire una leva decisiva per la competitività europea. Per leggere l'intero articolo: e-Learning – a driver of European Competitiveness (en).

Formazione professionale, blended learning
Carsten Gydahl-Jensen, project manager di SIMTECH, propone un esempio concreto di formazione professionale e di e-learning: la formazione on-line organizzata dal Danish Meat Trade College per potenziare le competenze del personale nel settore alimentare della produzione di carne di maiale. Gli studenti sono posti di fronte a precisi obiettivi di formazione, addestramento in campo elettronico, presentazioni multimediali. Per leggere l'intero articolo: Blended learning in the meat industry: a training course using e-learning to qualify staff to work in meat processing (en).

Management
Il progetto di Minerva noto come iColl applica l'innovazione in un programma di studi aziendale internazionale mediante un sistema di collaborazioni interculturali. I partecipanti, futuri manager, operano in un ambiente di formazione in rete e svolgono in cooperazione attività di progetto su aspetti innovativi. Per leggere l'intero articolo: iColl brings innovation to manager training through collaboration (en).
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Il futuro della Formazione

02 agosto 2004
Per parlare di futuro della Formazione è forse il caso di partire dal passato.


Immaginiamo per un istante di ricevere la visita a casa di un nostro antenato, una persona vissuta nel Settecento… molte cose lo colpiranno se non stupiranno: la luce si “accende” con un interruttore (invece di usare candele e stoppini), l’acqua esce da strani tubi (non si va più in cortile con un secchio), uno strano mobile – il frigorifero - conserva gli alimenti al freddo (senza più bisogno di usare ghiaccio e cantine), da una scatola – la radio - esce la musica (senza più bisogno di chiamare gli artisti), con un’altra piccola scatola – il cellulare – è possibile parlare dal vivo con altre persone (senza scrivere lettere o affidare la missiva ad altre persone o… piccioni!).

In strada poi il nostro fantomatico antenato potrà vedere altre scatole, queste decisamente più grandi, utilizzate per gli spostamenti delle persone (dove sono finite le carrozze e i cavalli?).

Senz’altro si può dire che il mondo è profondamente cambiato negli ultimi 2-3 secoli, molto più di quanto era avvenuto nei 10-15 secoli precedenti.

Solo in un posto il nostro antenato forse si troverebbe a suo agio: a scuola! Qui apparentemente poco è cambiato: il docente da una parte, i banchi, la lavagna, gli allievi dall’altra; non si usano più la bacchetta e i brutti voti per stimolare l’apprendimento, però si continua a leggere e studiare i libri, a sottolineare, a imparare a memoria…

Ho usato il termine “apparentemente”: pur in presenza di un contesto scolastico sostanzialmente simile a quello del passato, la presenza di nuovo scenari, soprattutto tecnologici, hanno in realtà cambiato profondamente le regole del gioco.

Basti pensare alla disponibilità di informazioni via Internet: una volta tutto lo scibile era racchiuso nei 700.000 “papiri” (libri) della Biblioteca di Alessandria, adesso la produzione di libri, dei quali molti messi a disposizione sulla Rete, è di circa 1000 unità al giorno!

Se a questo dato aggiungiamo l’informazione che, coi ritmi attuali, ogni 3 anni raddoppia complessivamente la conoscenza nel mondo, si può ben intuire come l’epoca in cui ci troviamo a vivere è caratterizzato da una enorme mole di informazioni perennemente e facilmente a disposizione.

Però… tutte queste informazioni, la disponibilità di così tanti dati, costituiscono un valore?

In senso generale no, anzi la sensazione che può facilmente sommergerci è quella di una esagerazione, di un eccesso di informazione: da qui l’importanza dell’adozione di modelli che ci consentano di scegliere quello che ci serve nel momento in cui ci serve.

L’apprendimento deve diventare un processo di continuo investimento personale al fine di rimanere aggiornati e “interessanti” per il mondo lavorativo: per ottenere ciò i nuovo paradigmi della Formazione debbono rendere possibile trasformare il quotidiano, far diventare vari momenti della giornata occasioni per imparare, aggiornarsi, migliorare.

E ciò senza stress… una delle parole d’ordine del futuro è “edutainment”, modalità che permette di passare dall’attuale “imparare perché bisogna farlo” all’“imparare divertendosi” (ed è già un bel passo avanti!) per arrivare al “divertirsi imparando”.

Come detto sopra, tutto ciò può essere raggiunto col supporto di nuove metodologie e l’adozione di nuove tecnologie.

Per passare dalla fase “imparare perché bisogna farlo” alla fase “imparare divertendosi” i paradigmi utilizzabili sono quello dell’eLearning, nella sua accezione più “nobile”, e quello delle Community.

Cosa intendo per accezione “nobile” del’eLearning? Mi riferisco alla modalità di apprendimento in cui la cosiddetta Formazione A Distanza (FAD) viene coniugata comunque con momenti formativi “frontali”, cioè in aula, tradizionali: solo con una opportuna miscela (il “blended learning o formazione mista) di aula e FAD è possibile creare scenari in cui da una parte il docente non è più l’unico punto di riferimento, bensì diventa un “facilitatore”, dall’altra il coinvolgimento e il senso di appartenenza riducono drasticamente il fenomeno, comunque purtroppo da mettere in conto, dell’abbandono, dell’interruzione di partecipazione ai processi formativi basati solo sulla FAD.

Il paradigma della Community, che trova la sua massima applicazione nel cosiddetto “modello Academy”, rinforza il concetto di partecipazione e contributi di tutti: non contano più solo le relazione tra docente e studente, bensì anche quelle tra studenti, con flussi di informazioni e comunicazione che trovano grandi sbocchi e nuove possibilità.

Nel modello Academy, reso disponibile tramite un sapiente uso della tecnologia che costituisce elemento abilitante e un cosiddetto “Portale della Conoscenza”, vicino alla presenza di numerosi strumenti di Community (FAQ o Frequently Asked Question, Forum, chat, newsletter, bacheche, “esperto risponde”, weblog, instant messaging), tutti strumenti opportunamente pensati appunto per gruppi di persone/studenti caratterizzati da vicinanza i interessi, capacità e obiettivi (con possibilità quindi di Comunità di apprendimento, di pratica e professionali), è possibile prevedere spazi redazionali e ambienti di gestione della conoscenza (knowledge Management).

Quale è l’importanza di tali ambienti? Di rispondere al quesito che ponevo sopra circa l’utilità di tutte queste informazioni costantemente disponibili e prepotentemente in aumento: il lavoro delle redazioni e la presenza di database di informazioni opportunamente selezionate e sapientemente gestite nel tempo (nel senso di presenza solo di un opportuno sottoinsieme di quelle che sarebbero tutte i dati disponibili su un certo argomento), aiutano in modo notevole nello scegliere ciò che serve nel momento in cui serve.

Ma la promessa insita nel futuro della Formazione non si ferma qui: ho parlato prima di una nuova fase, del passaggio dallo scenario “imparare divertendosi” a quello del “divertirsi imparando”… il tema è lungo e affascinante, però, sia perché queste mie riflessioni hanno già raggiunto una lunghezza che forse fare “mugugnare” il redattore Web, sia perché come diceva sempre la mia insegnate al Ginnasio “Filippo, più scrivi e più aumenta la possibilità che tu faccia errori o scriva “corbellerie”, sia perché affronterò il tema in modo approfondito in un successivo articolo (altro concetto tipico degli scrittori di romanzi: lasciare un minimo di “acquolina in bocca” per l’opera successiva…), mi limiterò solo ad alcuni cenni.

Avete presente i giochi per PlayStation, Nintendo, XboX? Bene, cosa ci impedisce di progettare nuovi percorsi di apprendimento, nuovi “learning object” in cui la metafora è quella di assegnare un obiettivo mettendo a disposizione del giocatore/discente una serie di strumenti, funzioni, abilità che possono crescere nel tempo (come avviene ad esempio negli “adventure game”)?

Esempi in tal senso sono già sotto i nostri occhi… si pensi ad esempio al famoso, e direi ormai “datato”, gioco del Flight Simulator: nato appunto per gioco, nelle sue versioni più evolute è utilizzato dall’Aereonautica Militare Americana per addestrare i futuri piloti di caccia (prima di rischiare la loro vita e un apparecchio che costa oltre 50 milioni di dollari!).

Il paradigma della “simulazione”, unito al concetto di “gioco”, insieme alle nuove grandi opportunità tecnologiche, quali il Mobile Learning su cellulare o palmare, la Web TV, la TV digitale interattiva non possono che farmi concludere affermando che nella Formazione ci aspetta un grande futuro… anche divertente!
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Sviluppo della manodopera e accesso all'e-learning

05 Gennaio 2005
L'Europa deve incrementare il livello di competenza della propria manodopera. Ciò significa soddisfare diversi requisiti: da individuare le competenze rilevanti a fornire alle singole persone la capacità di acquisire le conoscenze opportune.
L'agenda e-Europa 2005 si trova attualmente in fase di revisione e ridefinizione, mentre si sta elaborando una nuova agenda e-Europa 2010. In termini di sviluppo della manodopera, rimane ancora molto da fare. Ci vuole più energia per definire in che modo il settore privato può collaborare con il settore educativo per garantire che gli studenti superino tutti i livelli del sistema educativo con le competenze che richiede l'e-Europa. Dobbiamo valutare che cosa è stato ottenuto in termini di sviluppo della manodopera in genere, quanto rimane ancora da fare, e quando l'Europa conquisterà il vantaggio competitivo per il quale sta lottando. Inoltre, dobbiamo focalizzare l'interesse sui vantaggi delle tecnologie di e-learning e assicurarci che gli strumenti e i contenuti in corso di elaborazione saranno in grado di correggere il performance gap esistente, e di favorire lo sviluppo di una manodopera in grado di rispondere ai grandi cambiamenti che si stanno verificando nel passaggio da un'economia di tipo industriale a una basata sempre di più sulla conoscenza. Se non ci impegneremo più a fondo, non riusciremo a raggiungere l'obiettivo della Strategia di Lisbona per l'Europa: diventare, nel 2010, la principale economia mondiale della conoscenza.

Alcune voci suggeriscono che dobbiamo abbandonare il concetto di "skills gap" o divario di competenze, e considerare invece quello di "performance gap" o divario di rendimento. Di fronte alla crescita economica di un'economia basata sulla conoscenza, una cooperazione potenziale deve trovare anche modi energici, efficaci e validi di agevolare il flusso di conoscenze tra l'industria e le istituzioni educative. A sua volta, questo requisito comporta la necessità di:

  • Definire quali conoscenze e quali competenze sono rilevanti per le imprese, per interi settori o per gruppi aziendali.

  • efinire un meccanismo per divulgare informazioni sulle conoscenze e sulle competenze rilevanti per le imprese, i settori industriali o i gruppi aziendali.

  • Rendere le persone in grado di acquisire le conoscenze e le competenze rilevanti, o di indicarne l'acquisizione, indipendentemente dal modo in cui sono state acquisite.

  • Un sistema coerente per favorire un considerevole sviluppo professionale dell'individuo, atto a soddisfare le necessità dei datori di lavoro e della società.


Il settore delle TIC non ha avuto successo nell'occupazione delle donne, e in questo modo è stato escluso circa il 50% della manodopera potenziale del settore, che è uno dei fattori chiave affinché l'Europa acquisisca un vantaggio competitivo. Se questa tendenza continua, potrebbe essere impossibile mantenere la crescita economica. (Nel 2003 il volume di mercato dell'Europa occidentale è stato di 592 miliardi di euro, pari al 3,1% del PIL. Il settore dà lavoro al 7% della manodopera del settore imprenditoriale europeo. Il mercato delle TIC in Europa continuerà a crescere nel 2004 nella misura del 12,3% circa, di fronte a una crescita mondiale complessiva dell'8,2%).

L'invecchiamento della popolazione europea comporta la necessità di ritardare l'età di pensionamento. Questa fascia di popolazione è priva di competenze in TIC e sarà necessario fornirle la formazione adeguata. Tuttavia, la mobilità della manodopera è scarsa e non esiste ancora una solida cultura di formazione permanente; a ciò bisogna aggiungere le differenze linguistiche e culturali. I contenuti non sono sufficientemente mirati e focalizzati in base alle necessità reali degli allievi. Occorre una maggiore innovazione con soluzioni valide di e-learning/formazione mista, e lo sviluppo della manodopera deve essere più efficace.

Il rapporto PWC Rethinking the European ICT agenda. Ten ICT-breakthroughs for reaching Lisbon goals ("Ripensare l'agenda europea delle TIC. Dieci innovazioni in TIC per raggiungere gli obiettivi di Lisbona") commissionato dal ministero di Economia dell'Olanda durante la presidenza olandese dell'Unione europea, include tra le sue strategie innovative l'invito a sviluppare una risposta strategica di fronte alla migrazione del lavoro verso paesi con manodopera a basso costo. Il rapporto cita l'esistenza di due elementi che interessano il mercato europeo del lavoro: la delocalizzazione e la migrazione del lavoro. A quanto pare esiste un consenso per permettere che la delocalizzazione continui (in verità è un fenomeno difficile da frenare), poiché potrebbe preparare il terreno per prossimi investimenti europei all'estero. L'Europa dovrebbe rispondere incrementando il livello di competenze della propria manodopera e fornendo nuove conoscenze e competenze superiori a coloro che hanno perso il posto di lavoro perché i salari di altri paesi sono più bassi. Per frenare la migrazione del lavoro, il rapporto suggerisce che "l'Europa formuli una strategia congiunta in questo ambito. Per l'Europa sarà positivo verificare che la perdita di posti di lavoro non derivi da carenze evitabili del mercato del lavoro e dal clima imprenditoriale europeo". Tuttavia, questo richiede un vasto programma di formazione.

L'e-learning sul posto di lavoro

Le grandi aziende hanno trovato vari modi di associare formazione e sviluppo combinando e-learning e insegnamento presenziale. Tuttavia, le piccole e medie imprese non hanno tante opportunità né dispongono dei mezzi sufficienti per elaborare soluzioni specifiche, quindi dipendono da prodotti standard (vedere l'articolo di Graham Attwell L'e-learning e le piccole e medie imprese). Nello stesso tempo, il carico di lavoro è ogni giorno maggiore e di conseguenza il tempo disponibile per la formazione è sempre più limitato. La formazione deve essere specifica e mirata. Deve avere per obiettivo lo sviluppo personale e quello del prodotto, ed essere accessibile su richiesta nel momento adeguato. È necessario riconoscere e convalidare l'apprendimento informale sul lavoro, e conviene elaborare database elettronici e interoperativi di allievi affinché i datori di lavoro possano scambiarseli.

Le università devono avvicinarsi progressivamente all'industria, in modo che sia le piccole e medie imprese, sia le aziende medie e grandi, possano ricorrere di più a queste istituzioni per formare il loro personale, e gli allievi possano prepararsi per il futuro posto di lavoro con conoscenze migliori. Lo studio a tempo parziale diventerà la norma via via che i lavoratori identificheranno le conoscenze di cui hanno bisogno, e le istituzioni educative risponderanno con offerte pertinenti, flessibili e orientate alle necessità individuali di ognuno. L'e-learning permette la personalizzazione e l'individualizzazione; è necessario che l'educazione sappia rispondere meglio alla domanda esistente e orienti la propria offerta verso un settore della popolazione più ampio e meno tradizionale. Ovviamente, ciò non significa che tutta l'offerta formativa debba concentrarsi esclusivamente sul posto di lavoro, ma è un dato di fatto che le istituzioni educative devono riorientare i loro obiettivi e prevedere una flessibilità nel modo di offrire formazione, negli strumenti di valutazione impiegati e in ciò che esigono dagli studenti, con lo scopo di aumentarne il livello di partecipazione e di riuscita. In questo modo si può ridurre il performance gap.

In generale, la formazione deve diventare più interessante. La possibilità di utilizzare le caratteristiche multimediali di Internet per elaborare interessanti pacchetti di formazione interattiva dovrebbe essere sfruttata più a fondo, e bisognerebbe sviluppare strumenti in grado di semplificare l'accesso e di adattare i corsi alle necessità individuali. Questo è fondamentale per offrire opportunità di apprendimento in grado di attirare la gente. D'altra parte, i lavoratori hanno bisogno di ricompense capaci di motivarli a migliorare la loro formazione: questo punto dovrebbe essere tenuto in considerazione ai fini della valutazione del rendimento dei dipendenti da parte della direzione, e inoltre contribuirà allo sviluppo della loro carriera professionale.

L'e-learning comporta un certo livello di alfabetizzazione digitale, e i datori di lavoro hanno il dovere di verificare che i loro dipendenti dispongano delle conoscenze necessarie per accedere all'e-learning. Nello stesso modo, gli strumenti di e-learning non dovrebbero richiedere necessariamente un elevato livello di alfabetizzazione digitale per frequentare un modulo di formazione di e-learning.

Infine, gli istruttori e gli insegnanti devono sviluppare nuove competenze che favoriscano un e-learning personalizzato e autonomo, in modo tale che l'allievo non si senta isolato e possa contare sull'appoggio dei compagni e dei professori, con la stessa facilità con cui accede alla formazione.
Questo articolo riflette le opinioni personali di Michelle Selinger e non necessariamente quelle dell'azienda CISCO Systems.

Vedere l'articolo di Graham Attwell L'e-learning e le piccole e medie imprese per avere maggiori informazioni sulle possibilità e sugli ostacoli dell'applicazione dell'e-learning nelle piccole imprese.

Vedere i rapporti presentati all'e-Skills Summit del 2002.