multiculturalism

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Emigrazione e Rete: nuovi spazi virtuali per costruire un’identità culturale

29 Febbraio 2008
L’articolo prende in esame alcune iniziative legate alle tematiche del multiculturalismo e dell’emigrazione, avviate ed elaborate dai ricercatori del Gruppo di ricerca sulle tecnologie educative dell’Università di Murcia. Alcuni dei loro progetti sono stati incorporati nei programmi di Interuniversity Cooperation promossi dall’agenzia spagnola per la cooperazione (AECI).
È nostra intenzione riflettere sul modo in cui un uso appropriato delle ICT in contesti formativi permetta di preservare le caratteristiche culturali di una comunità, stimolando l’apprendimento e una maggiore accettazione delle culture altre.

Gli attuali giovani immigrati spagnoli (la maggior parte dei quali di prima o seconda generazione) sono soggetti a diverse forme di acculturazione come risultato di vari fattori che ne condizionano lo stile di vita e i modelli relazionali all’interno della cultura ospite. Fra questi fattori, l’acculturazione e l’assimilazione discendenti rappresentano degli ostacoli alla costituzione di una società fondata su un modello concreto e sostenibile di coesistenza multiculturale.

La scuola è uno spazio di comunicazione estremamente importante e, soprattutto nelle fasi iniziali, rappresenta un luogo di interazione in cui viene assimilata la cultura della società ospite e in cui si assiste di frequente ad una perdita della cultura d’origine. Il ruolo della scuola dovrebbe essere quello di promuovere l’acquisizione e l’accettazione di entrambe le culture.

Il mondo tecnologico in cui viviamo offre oggi ottime opportunità per stabilire piattaforme di comunicazione e aprire le menti all’interazione fra diverse persone e culture. Attraverso l’uso della tecnologia, i nostri progetti offrono risposte per tutte le sfide lanciate dalle realtà odierne di emigrazione, utilizzando come strumento di base uno degli elementi fondamentali dell’adattamento degli esseri umani all’ambiente: l’istruzione.

The full article is available in English and Spanish. // El texto completo está disponible en inglés y español.
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Web 2.0 and the changing ways we are using computers for learning: what are the implications for pedagogy and curriculum?

20 giugno 2007
Graham Attwell concludes that oral traditions of story telling to be found in many African cultures offer a potentially strong pedagogic approach to knowledge sharing and learning through social networks. What are the implications for learning through social networking in an increasingly globalised and multicultural world?

1. Introduction

This paper is written as a basis for discussion and debate. It presents a series of hypotheses about the development of education and training systems, institutions, pedagogy and curricula as the basis for exploring how education may develop in the future. Central to these hypotheses is a cultural understanding of education both as a reflection and part of wider societal organisation and in individual terms as a reflection of the ways in which we learn and share knowledge.

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Progetti di blended learning coronati da successo nel 2006: esperienze in diversi ambienti di apprendimento ufficiali, non ufficiali e informali

22 Marzo 2007
I partner europei di 11 Paesi che operano nel quadro della Blended Learning Institutions' Cooperative (blinc) hanno applicato metodologie di apprendimento misto basato sul Web a gruppi e contesti differenti in tre diversi progetti.

Il progetto INTEGRATION riguarda la formazione di personale interculturale di organizzazioni che lavorano con gruppi multietnici. Nove partner di sei nazioni sono impegnati a sviluppare materiali audiovisivi di apprendimento e formazione. A questo scopo, sono stati utilizzati metodi videografici nella formazione interculturale, analizzate situazioni di incontri culturali con la tecnica "dell'incidente critico" e prodotte e documentate "microcomunicazioni interculturali" sotto forma di brevi filmati online.

Nel quadro del progetto Joint Environmental Management (JEM!) finanziato da Socrates, alcuni partner del Programma di azioni congiunte di cinque Paesi hanno applicato eCoaching System per l'introduzione della gestione dell'ambiente nelle scuole europee. Il contenuto del sistema consiste in corsi reali, materiali per la formazione e linee guida di accompagnamento per insegnanti, istruttori o consulenti. Il sistema applicato utilizzato in JEM! è stato sviluppato nel quadro di un progetto dal titolo "IEM in hospitals", riconosciuto come uno dei migliori cinque dei 2.500 progetti presentati dal 1992 ad oggi.

Nel quadro di JEM!, il metodo è stato trasferito nelle scuole europee. La formazione e l'orientamento scolastico sono effettuati tramite metodi di blended learning e l'intero sistema è accessibile tramite il sito Web interattivo del progetto.

Entrambi i progetti costituiscono un esempio del modo in cui sia possibile realizzare concetti pedagogici innovativi con l'aiuto dell'IT in vari ambienti di istruzione ufficiali e non ufficiali con gruppi, contenuti e obiettivi differenti. Hanno chiaramente mostrato che il successo è determinato, in larga misura, dalla qualità del modello didattico applicato nei contesti di blended learning.

È questo il motivo per cui il progetto Advanced Blended Learning and Didactics (A-B-C-D) (Grundtvig 1.1, 2005-2007) mira allo sviluppo di un corso di formazione globale per creatori di modalità di apprendimento misto. I corsi si terranno a maggio e settembre 2007, ad Atene e Bordeaux, e verranno introdotti da una fase di e-learning preliminare. I corsi offriranno interessanti opportunità di sviluppare progetti individuali di blended learning con strumenti Web 2.0 quali blog, WIKI, e-portfolio e strumenti di comunicazione sincrona su Internet, tra cui conferenze online o Skype.

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New Media for Exchanges

15 Ottobre 2004
The new Information and Communication Technologies seem destined to play an important role in intercultural dialogue. Many initiatives underway at present seek to use Internet and other new media as a bridge to promote dialogue and exchanges amongst different social groups.
The following are just a few examples of such initiatives:

Voices of Youth is a platform for exchanges of opinions established by UNICEF. Voice of the Youth presents online forums open to all the world's youth on such themes as children's rights, amongst others. The site launched the 4th World Summit on Media for Children and Adolescents in April 2004, and the summit discussion forums are still open.

The Stockholm Challenge is a network that promotes projects in which the new technologies are employed to improve quality of life. For example, the site showcases projects using ICT to preserve cultural legacy and identity through exchanges between communities and countries. The Italian site European Kids has developed an active communication network amongst schools in Europe, Asia and Australia.

These and many other initiatives show that Internet offers many attractive possibilities for bringing different cultures together. However, bringing participants together is not the same as establishing a real dialogue, and the enormous potential of the new technologies often goes to waste. In this discussion, a series of questions remain open:

1. Does Internet possess any specific characteristics that facilitate dialogue between cultures? What are these characteristics?

2. Can differences in access to Internet have a perverse effect, accentuating the differences between social groups?

3. We call Internet a tool facilitating dialogue between different cultural contexts, but is there a risk that Internet may end up homogenising the cultures that come into contact through it?

4. Internet can be used as a tool enabling anyone to create their own content. This helps to provide access to different viewpoints, contexts and cultures. But does this fragmentation, as we might call it, of reality into infinite contexts really help intercultural dialogue, or does it convert it into something much more complex?

5. Does the enormous diversity of information on the Web help to build the elements of a culture, or is it so fragmentary that it allows us only partial glimpses of reality?

6. When we speak of Internet as a tool facilitating dialogue amongst cultures, are we pinning too much hope on cyberspace? Are we not delegating to Internet the task of solving problems we ourselves cannot?

7. It is often said that Internet enables non-verbal language (image, sound) to facilitate communication between different cultural contexts, overcoming the language barrier. Do real examples exist to demonstrate that this affirmation is true?

These questions are all being discussed at the Forum on "The Role of the New Technologies in Cultural Dialogue". Take part in the debate and help us to build bridges for dialogue.